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lunedì 18 luglio 2011

Scemo #1

Pensiero inattuale: penso che l'afa di luglio sia una cosa fantastica. Anzi, penso che l'afa di luglio sia una cosa fantastica se la puoi combattere a suon di frescura. Acqua. Ingollata sbrodolandoti tutto, senza ritegno.  Perchè l'acqua fresca te la godi al massimo solo quando l'arsura è insopportabile. E con questo ho scoperto niente.

Nelle mie pedalate estive mi piace raggiungere mete dove so che c'è una fonte d'acqua fresca ad aspettarmi. Dalle mie parti in particolare ne ho localizzate due che sono una meraviglia e sono del tutto complementari. Una si trova sulla strada che collega Roncola a Costa, poco sopra l'albergo Canale. È un'acqua dolce, freschissima, ingannevole perchè essendo dolce crea dipendenza e ne berresti in continuazione e poi t'impozzi. L'altra si trova accanto all'edificio dell'acquedotto di Gerosa, proprio alla fine del paese, dove parte la carrozzabile per Blello. È un'acqua amara, a tratti salata, freschissima, ingannevole perchè essendo amara crea dipendenza e ne berresti in continuazione e poi t'impozzi. È incredibile come anche in questo gli opposti vadano a braccetto. Eraclito era un figo.
Comunque, ad entrambe le fonti occorre arrivarci, pedalando e sudando di brutto. Si trovano tutte a monte e occorre conquistarsele.

L'altro giorno decido di salire in Gerosa. Scendo da Sant'Omobono fino a Clanezzo e poi, dopo Ubiale, risalgo la Val Brembilla, passo il capoluogo e con un agile salita che conta due tornanti sono in Gerosa. Se attraverso il paese, c'è la fontana che mi aspetta, sempre pronta. Poi rientro da Blello.

A luglio però non posso aspettare di arrivare in Gerosa per bere. La sete mi viene prima. O almeno il desiderio di sciacquarmi la bocca da quella pasta di bava che mi si crea a forza di pedalate. Allora borraccia. Che riempio a casa o a una fonte di poco conto alla partenza, e che penso sempre di svuotare e riempire alla prossima fonte fresca.

Dopo la cava all'inizio della Val Brembilla la strada costeggia il fiume e arriva sotto la frazione di Cà Morone che qualche anno fa venne falciata da una frana gigantesca. Fu l'anno dell'alluvione. Piovve di brutto e vennero giù terra, strade, case. Venne su la protezione civile e anche il Presidente di allora. Ciampi.
È prima di arrivare a Cà Morone che, ricordo, mi sembra, c'è un fontanile. Ottimo per il cambio acqua! È lì, dopo il muro di contenimento della strada, due gradini e tac! Acqua. Quella che ho è calda ormai e fa anche schifo, la butto. Sì la butto, via, riempio con quella fresca, vai. Giù la bici, qua la borraccia, via il tappo, schaffff sull'asfalto d'un botto, bon, cià qua..ma...cos'è sto tubo di plastica?? Tutto impastellato di melma?? Sembra 'na zucchina ostia!
Insomma l'acqua vien giù dal bosco, chissà da dove, fidati te a berla, che non prendi il cagotto poi...
Ben.
E adesso su, senz'acqua, su in Gerosa, che la fontana ti aspetta! Scemo!

La prossima volta controllare potabilità dell'acqua nuova, prima di versare il prezioso liquido vecchio sull'asfalto.

domenica 16 gennaio 2011

Filufilà Stdschhhhhhhhhh Tum tum tum tum

Al mio paese c'è la banda. Ch'io sappia c'è da sempre, cioè almeno da quando ci sono io. Il Corpo Musicale Giuseppe Verdi di Sant'Omobono Terme. Adesso la banda è un lusso e un bel momento di ritrovo e di musica. Una volta era diverso. Intanto una volta quasi ogni paese aveva la banda. C'era quella di Cepino, poi quella di Locatello, quella di Berbenno. E per un paese come quelli di dove sono io la banda era una questione d'orgoglio e di emancipazione. Era un pò il biglietto da visita culturale per i foresti. Tanta musica, tanta cultura. E si facevano a gara tra loro le bande, a chi suonava meglio, che poi è come dire a chi trombava di più. Nel senso della tromba, ovviamente. E quelli che suonavano nella banda avevano tutti una marcia avanti. Perchè loro indossava una divisa, e sapeva leggere almeno su un rigo. Se senti parlare oggi qualcuno che suonava e poi ha smesso perchè e percome, bè, tutto questo lo percepisci. Come se ti capita di parlare con lo Zefirino, che suonava il trombone, ma non se la cavava malaccio pure con il bombardino. Cos'è il bombardino? Il flicorno no? E flicorno baritono. Quando te lo dice sembra che ti sveli un segreto iniziatico, e scandisce "B A R I T O N O". E io faccio finta di aver scoperto una cosa strepitosa, che un flicorno possa essere un baritono. E lui è felice. Il punto è uno: cosa cazzo è un flicorno? No appunto. E' tipo un corno, o una tuba. Insomma, è un tromba un pò più grossa di una tromba. Un tromboide. Sempre nel senso della tromba, ovviamente.
E Zefirino ogni tanto mi racconta certe storie della banda. Come quella del Cornelio Löegia. Insomma, quelli che suonava da tempo nella banda lo facevano con una certa scioltezza. Vietato farsi vedere concentrati. Se ti mostri concentrato fai figuraccia, è da pivellini, è come l'ultimo arrivato che suona il piffero e vuol far vedere al maestro che è bravo. Da noi, se si sa far qualcosa, non è che non si tiene a farsi notare. Anzi. Ma se uno vuol farsi notare la sua strategia sta nell'apparenza del non farsi notare. Cioè nel farsi notare ma farsi notare in modo che non sembra egli si voglia far notare. Perchè farsi notare è fare il dippiù. "El se fà et!" (si fa vedere!). Noi si dice "fare il bölo". Che non è il bullo, è più che tutto lo sborone. Nel senso del trombone. Sì, siamo un pò complicati.
Insomma il veterano della banda attuava questa strategia rustega. La cosa migliore era allora suonare ma come se fosse l'ultimo dei pensieri. Quasi con sufficienza, come se toccasse. "Son qua và, và che suono". E ognuno aveva il suo stile. Nel mentre della banda, il Cornelio col suo vicino di piffero spesso parlava di cani. Da caccia. Che il suo era un fenomeno. Sì sì, cane da ferma. Mai visto un cane così. E quella volta... e tacava a raccontare. Poi però la banda doveva partire. E allora via dietro. Filufilàfffilàlllàlllààààà filufilàffilàffilàffilààààà. Suonava il clarino lui. Ci fu una volta che tacò a suonare ma tutti lo guardava male. La processione aveva troncato sul nascere un'animata discussione sul forcello ed erano partiti come una schioppettata dietro al santo. Processione con la statua e il vescovo e i preti e tutta la gente. Ostia suonava tutto storto "Ma coss'è, ma com'ìla, ma se ma no ma" e il vicino di piffero, che evidentemente la sapeva più lunga "Cristo ma edet mìa che te ghet i foi al contrare??" (ma non vedi che hai lo spartito al contrario??) "Aaaaa 'm parìa a me, a'm parìa osti!" (Aaaaaa mi sembrava mi sembrava!) Filufilàfffilàlllàlllààààà.

Un'altra volta erano a Berbenno. C'era il rientro degli emigranti e si faceva il gemellaggio con la banda svizzera. C'era tutti, quelli locali e quelli svizzeri, che si era tutti amici e ci sarebbe stata la messa, poi il concerto e poi tutti all'osteria a mangiare e bere. E si sa, se c'è foresti è bene far vedere che loro è foresti e noi del posto. E che noi si sta al passo coi tempi, che la valle non è mica un posto di quelli che abitano sui monti e non conoscono il mondo. Tutti a prenderci per dei montanari buzzurri retrogradi orsi scorbutici 'sti svizzer del'ostia!  Sano orgoglio valligiano guidò il lieto congresso. E si sa, c'è chi stempera meglio e chi meno. Chi dissimula, chi somatizza, chi sbotta, chi beve ed è tutti amici.
Il Mario detto "Plècia", fratello dell'Onore, quello dell'acqua, suonava i piatti. Ci dava di quelle sverghe da far sbiellare i timpani all'uditorio nel raggio di 100 metri. Stdschhhhhhhhhh!!! Caratterialmente il Mario era uno piuttosto nervoso. Di quelli eh eh eh dai dai dai valà valà valà! E balbettava. Smilzo, nerboruto e spinoso come un cornale, c'era poco da raccontargliela.  Fatto sta che si presentò al mattino in piazza tirato a lucido e teso come un archetto da bracconiere. E mentre tutti si preparava, montava tromboni e clarini, districava spartiti e ciacolava, lui era già là impaziente in piedi coi piatti in mano che vibravano nelle mani vibranti.
Pioveva di maledetto. C'era italiani tutti a destra e svizzeri tutti a sinistra. E il maestro in mezzo, a prenderla, ch'è più epico. In onore agli ospiti, dirigeva il maestro svizzero. Che era poi uno di Costa strapiantato là. Però ci aveva la erre moscia dell'emigrante adesso. E con la erre moscia anche un algido puzzo sotto il naso di quello che aveva oltrepassato gli Almenno e fatto fortuna in terre estere. "El laùra ala Scio 'ffon!" (lavora alla Chaux-de-Fonds) dicevano. E lui ora guardava il lieto gruppo trombaro con l'aria soddisfatta e deferente del condottiero che è appena tornato vincitore dalla lunga conquista.
Chi suona o canta in coro lo sa, prima di affiatarsi con un nuovo direttore ce ne vuole. Cambia un sacco di cose, il muso, il carattere, il senso, lo sguardo, le mosse, il gesto. Il gesto.
Ora lo svizzero attaccava prendendo un primo lento respiro d'ispirazione, completato da un secondo più deciso che preludiava in una brevissima frazione di secondo al vero e proprio attacco. Era un avvio in tripletta che i suoi conosceva bene. No i valligiani però. No tutti almeno, quelli che non aveva avuto il tempo di provare prima. Col fieno da fare ostia! I se 'ncule pò a i svizzer, come 'n suna 'n suna! (s'inculino, come viene viene!) Era il lieto congresso estivo degli emigranti.
Il Mario, manco a dirlo era tra questi. Ed ora era lì teso come un bacchetto da bracconiere mentre la martora sta infilando la testa nell'asola del cappio.
In apertura, solenne, Inno svizzero.
Il maestro della Scioffon raccolse il suo primo respiro, lungo, ispirato, fraterno. Caricò dentrò di sè tutta la potenza da infondere ai musici. Sul terminare della prima fase d'inspirazione preparò il secondo più deciso respiro preludiante eeee
STDSCHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!
L'archetto era scattato. La martora era scappata. Il Mario aveva frainteso l'attacco. Il maestro svizzero aveva interrotto il coito. Paonazzo, lo fulminò all'istante: Fesso!!

Un'altra volta erano in Fuipiano. Agosto, festa della Madonna. Fuipiano è il tetto della Valle Imagna ma all'afa di questo non gliene fregava niente e s'era arrampicata fin lassù. La processione era dopo la messa e bisognava stare a crepare là dentro mentre il don Amadio tuonava dal pulpito le virtù della Madonna contro le sottane peccaminose delle villiche? Ma no, fuori i musici, sotto le volte del porticato a prendere il fresco e ciacolare, con la gente pressata in chiesa come le sarde e come le sarde madida di unto gocciolante, le porte spalancate per far corrente e l'incenso a deodorare ogni ora pro nobis.
Gli strumenti era poggiati un pò come veniva, sul lastricato, sul prato, sul muretto. Sul muretto. La gran cassa lì in bilico con mazze accanto. Ciacola e gesticola e grigna in silenzio e picchiaci dentro. Le mazze rotola giù dal prato. Che a Fuipiano c'è più forza di gravità che in altre parti. Tutto è inclinato. Figuriamoci il prato.
E rotola rotola le mazze e vaca'mpestada ve fò la madona! Rincorrerle? Macchè. Pronti i riflessi, il gran cassiere non ci pensa su due volte. Piedi nudi, scarpe in mano, via col tempo! Tum tum tum tum tum tum

mercoledì 10 novembre 2010

Bao

Sono molto legato a mio fratello. Sì insomma, magari non avremo 'sto dialogo, ma io negli anni ho sviluppato nei suoi confronti una certa devozione, quella che ti porta a pensare che qualsiasi cosa l'altro faccia sia sempre la migliore che si potesse fare in quel momento. Beh, diciamo quasi sempre. 
Insomma se non fosse stato per lui magari ora farei parte di quell'altra metà del mondo, quella che odia i Pink Floyd (che come è noto o ami o odi). Invece lui aveva una cassetta a nastro magnetico blu con le ruotine bianche e ci aveva registrato tutto Wish you where here. Una sera la misi per sbaglio nello stereo (aveva anche una bomba di stereo mio fratello) e quando udìi per la prima volta il possente accordo di Shine on you crazy diamond librarsi nell'aria la mia vita cambiò. Potere della musica.
Mio fratello era ed è un mattacchione. Un pomeriggio di piena estate, un anno che non ricordo, noi si era in vacanza. Lui studiava perito, io ero dai preti per quasi tutto l'anno e d'estate ovviamente ci si incrociava. Lui stava preparando la maturità. Andava a studiare a casa di mia nonna, poco lontano da noi, sulla strada per le fonti, sulla destra, prima del vecchio garage degli autobus SAB, accanto alla casa della zia Ermelina. Era una casa fantastica per giocarci. Sul davanti c'era un giardino delimitato da siepe con al centro un gran caco fertilissimo. L'ho sempre visto carico e arancione fino a scoppiare qual caco. Dietro c'era un gran prato a rive (le "sèe", come le chiamiamo dalle nostre parti) e in mezzo al prato c'era un gran noce e lo stallino col fieno di fianco. Caspita, una volta era tutto gran. Poi, meraviglia, c'era il pergolato un pò a fianco della casa, sul davanti, che dava sulla strada. Io non so perchè, ma per i pergolati ho sempre avuto una sorta di venerazione. E' come se avessero qualcosa di sacro. 
Dunque, mio fratello studiava là, sotto il pergolato, per star tranquillo. Perchè a casa nostra si sentiva il cane dei Durì che spaccava i coglioni tutto il santo giorno. Io allora andavo quotidianamente a trovare mio fratello.  Facevo cioè quello che faceva generalmente il cane. 
Bé, quel pomeriggio arrivo su con la mia graziella rossa e c'è dei fogli lì per terra, davanti al tavolo. Lui seduto che studia Me li raccogli? Io ovvio che solerte e tutto contento li raccolgo. E in quella mi arriva da sopra un improvviso uragano estivo in formato tascabile. Aveva sistemato una bacinella d'acqua sulle travette del pergolato e, complice una pratica cordicella fantasma, mi aveva gavettonato.  
Mio fratello era ed è un burlone.
In un altro di quegli afosi pomeriggi (chè l'afa arriva anche in Valle Imagna e non scherza, fa niente se c'è il Resegone a stoppare fiero la valle a nordovest) io e lui si beveva caffè. No della moka però. Quello solubile, che all'epoca era una figata, ti faceva sentire emancipato, moderno. Che schifo 'sto caffè - fa lui. E io sì, effettivamente faceva cagare. Giù zucchero. Giù zucchero. Ma che merda di caffè. Vabbè, l'ho bevuto quasi tutto. Mica ci metteva il sale quel bastardo?! E quello grosso pure. Al mio solo, ovviamente.
Mio fratello era ed è un mattacchione. E ci ha una fantasia notevole.
Periodicamente noi si tagliava erba, siepi, si rastrellava, si raccoglieva il tutto e si portava con la carretta "là in fondo" (o meglio, "fò 'nfunta"), da non confondere con "giù in fondo" (o meglio, "zo 'nfunta"). La localizzazione geografica e genericamente gli avverbi di luogo nel dialetto delle mie parti sono di una complessità e precisione svizzera. Meglio del GPS. Dove il forestiero individua vaghe similarità, il valdimagnino autoctono percepisce sottili e precise definizioni di orientamento che hanno del prodigioso. Così "là fò" significa "laggiù" ma "fò là fò" significa "proprio giù là!". E "fò gliò" significa "lì vicino ma non troppo", il che incarna splendidamente il costume delle mie parti di non dare troppa confidenza al birro.
Ad ogni modo, noi si portava l'erba là in fondo, ossia, si attraversava l'orto, si percorreva un breve sentiero nel bosco e si arrivava ad una piccola valletta laterale dove scaricavamo il taglio. Questo se si tagliava a monte della casa. Quando si tagliava a valle si portava invece "giù in fondo", sul ciglio del provinciale che dava sui gorghi del torrente Pettola.
Ma è "là in fondo" che divenne il luogo del terrore della mia infanzia.
Quando si andava a scaricare la carretta io seguivo e facevo il secondo. Non fosse mai che lasciassi mio fratello alla guida da solo nel bosco! Arrivati in fondo lui abbandonava a terra la carretta senza scaricarla, si irrigidiva, si girava piano e mi appariva trasformato. Aveva un occhio socchiuso e uno spalancato, i denti digrignanti di lato e la mandibola tesa dallo stesso e CHHHHHH...CHIIII SEEEIIII? COOSAAA VUOOOIIII...IOO SONOOO IL BAAAOOOOO!!! Io mi terrorizzavo di brutto e piagnucolavo Non sei il Bao, sei il Davide NOOOO NOOON SOONOOO IL DAAVIIDEEE, SOOONOOO IL BAAAOOOO io continuavo a piagnucolare spaventato ma non scappavo via. Ci avevo i coglioni io!
Poi mio fratello tornava normale, come se tornasse da una possessione momentanea. Non lo faceva sempre, solo a volte. E quindi ogni volta ero sul chi va là. Ma non scappavo mai. Chiedevo chi fosse il Bao, da dove venisse, come diamine facesse ad avere le stesse fattezze di mio fratello, solo un pò più brutto e coglione ma...niente.
Più avanti provai a fare io il Bao con mia sorella più piccola. Ma non era la stessa cosa.
Perchè sia quel che sia, mio fratello era ed è mio fratello. E il Bao esisteva ed esiste davvero!


sabato 6 novembre 2010

Porno Retrò

Il viale affollato, gente dal collo infossato nel bavero, ch'è ormai freddo e sbuffa il fiato di sotto i cappelli. Grigia l'atmosfera, ma quel grigio oro che di novembre par caldo caldo, e la stazione, in fondo al viale. 
Gli sto alle calcagna alle persone. Non faccio mica apposta. C'è talmente tanta gente che non riesco a deviare la traiettoria, e loro và a stantuffo, e io ho fretta, e che palle quelli che non tengono la loro traiettoria precisa, lì! vai dritto! no zig zag! ch'è automatico, una legge fisica, che se cerchi di passarli a destra loro vanno a destra e se cerchi di passarli a manca loro và a sinistra, diamine! e il marciapiede è quel che è qua in questa città provincialotta e saputella, mica come a berlino, ooh cazzo che marciapiedi a Berlino, autostrade! 
Và và và, vado dritto e lo prendo. Che figura. Ma chissenefrega. Tanto mica mi conosce quello dell'edicola. Poi dietro al calcagno della gente ci si nasconde. Eee la fretta nasconde, sì sì. Ma và là mica mi conosce chissenefrega. Che sarà poi eh? Voglio prenderlo, poi me lo guardo. Un bel pornazzo. Uno di quelli di una volta. Che poi oggi dicono c'è tutto sull'internet. No, voglio la carta, voglio la materia. Che poi coll'internet chissà cosa succede, che ti colleghi e poi ti salta giù il virus! Anzi poi ti beccano, ecco! Che guardi i bambini, e magari mica te ne frega dei bambini a te! A me non me ne frega dei bambini, i bambini son bambini, ma come si fa a pensare quelle cose lì coi bambini! Merda! Voglio un pornazzo, normalissimo pornazzo e basta, tettone, culoni e basta! Macchèinternetmacchèinternet!....
Io mica ce l'ho l'internet ostia... insomma farei più alla svelta senza tante balle... osti che figura però, cosa gli dico a quello? "Un giornalino porno, grazie" con la "o" aperta, certo... e poi se va oltre? Se fa domande? "Quale vuoi?" Ostia mica lo so quale voglio, ce n'è un sacco e poi son tutti uguali no?! Un porno, un porno cazzo, un pornazzo e basta, dammi il primo che ti capita pirla! Senza farlo sapere a tutti che sto prendendo il porno, che tutta sta gente cosa minchia ci fa in giro osti!
Là dalla strada... speta che l'è rosso. Ufff tutta sta gente osti! E questo cosa guarda?
Verde.
"Un porno" nonono "Un giornaletto di quelli là" macchèmacchè... I titoli cazzo, non so i titoli! Gli dico un porno e basta cazzo, sarò mica il primo pirla che gli compra un porno a sto edicolante di merda!
Edicola.
Speta che mi fermo...osti, non mi ferma, quanta gente che gh'è... arda arda il Tex...dietro dietro, su su, là là "midica?" "Gazzetta gazzetta"...bastardi tutti...

venerdì 5 novembre 2010

Silenzio! e polpettone

Ti piace leggere.
E’ una tua certezza, un tuo personale credo. Non puoi farne a meno. E’ una pratica che rende la tua vita più vera. E’ paradossale che l’allontanarsi dal concreto e tuffarsi in mondi inventati graficamente renda più reale il reale. E’ paradossale ma è così. Magia della lettura. E non si può dire che tu in quella voglia rifugiarti o scappare da chissacchè. No, non li hai più quindici anni e i sospiri dietro i poeti maledetti e i Gun’s a palla per avallare il tuo vaffanculo alla madre e le pagine del diario consumate dietro a quelle stronze che sistematicamente quando le punti non ti cagano nemmeno di striscio cazzo!
Leggi per leggere. Puro piacere di accostare una parola dopo l’altra e un’altra ancora e vedere crearsi passo passo un altro mondo da abitare. E poi tornare in questo.
Leggi in treno, rigorosamente. E il treno lo prendi ogni giorno. E direi che il treno per te ha senso nella misura in cui ci si può leggere. Puoi salire su un treno senza il biglietto, ma non puoi certo salirvi senza un libro!
Come stasera, seduto accanto al finestrino del terzo vagone Bergamo-Milano, 18.02, nessuno davanti, nessuno di lato, nessuno di dietro, due ragazze in fondo a sinistra ipnotizzate dall'ipod, un nero a destra, un'innocua signora con trolley poco più avanti, dunque dov'ero? Ah sì avanzavano, Gollum davanti dondolandosi come un'anatra, sibilando e imprecando; Bilbo dietro è in partenza dal binario 4 ma che due palle si sarà fatto il tizio degli annunci FS a dire tutti quei nomi e quei binari e quegli orari e quelle stazioni?? mah chissà silenzioso come solo uno hobbit può esserlo. In breve arrivarono a un tratto del tunnel dove, come Bilbo si era accorto scendendo, si aprivano dei passaggi laterali.. la vespertina quiete pendolare del treno impregna l'atmosfera, è un leggero cullare scandito dal metronomico trambusto delle ruote sui binari o sarebbe meglio dire trenobusto? eheh buona questalcuni da una parte, altri dall'altra. Gollum si mise subito a contarli... In breve arrivarono a un tratto dal tunnel dove, come Bilbo si era accorto scendendo, si aprivano dei passag... In breve arrivarono a un tratto dal tun...
Sonno. Splendido quando ti coglie caldo e avvolgente mentre leggi. La sera al tramonto mentre il locomotore ti canta una nenia ferrata. Leggere è anche questTUELAAOUEOUEJENSEPAAAHAHAHAHHANONOTUPEUPEUNONOAAHAHJEAPPLETONFRER…………………………………………………………………………………………………………..............................................Ma che è ‘sto uragano gutturale imprevisto??? Una tempesta vocale dritta dritta nel timpano...
NONOTUPEUUNONOAAHAHJEAPPLE...NONONAHAHA…………………………………………………………..No! pensi affranto...No! Il senegalese al telefono. Il terrore di ogni pendolare. JELSEJELSENOJEDILUIQUEJENPEUTPA! onnno cazzo no nonono, ma perché??? Perchè qui, perchè ora? E prendi il treno prima no? Oddio non sta telefonando. Sta asfaltando. Un rullo compressore baritonale che abbatte qualsiasi soglia di tolleranza sonora. E per di più c'è un meccanismo strano in te, uno switch automatico malato per cui la tua attenzione viene costantemente rapita dalla presenza dominante del momento. Schiavo del più forte. Sei un vergognoso don Abbondio cognitivo.
E allora UIOUIJELSENOJEDILUIQUEJENPEUTPASEJELSENOJEDILUIQUEJENPEUTPA!! Bastardo io non ce l’ho mica coi negriBilbo si era accorto scendendo, si aprivano dei pasma perché urlano a quel modo nel telefono??!! Ma uno nn ha il diritto di starsene tranquillo sul suo sedile, nella sua calma, nelle sue fottute frustrazioni autunnali???In breve arrivarono a un tratto del tunnel doveBastabasta bastaaaaaaaaaaaaaaaa!!!

E l’ultimo ti esce per davvero. La verità si fa parola. E tutti ti guardano, anche il senegalese, attonito. E allora Che cazzo avete tutti facce da cazzo?! Silenzio! Silenzio! Perepepepepeperepe!!!!! 

È in quella che il muso del treno d’un tratto s’accartoccia, sfascia e decolla faccia a faccia con l’altro convoglio dritto in fronte, un bacio appassionato e fusionale tra le lamiere e brandelli di uomo polpettone ripieno di sangue all’acciaio. Da lontano qualcuno sente il botto e Silenzio! borbotta e il fumo ormai alto sullo stiacciato. Che il polpettone FS è appena sfornato. 

venerdì 15 ottobre 2010

Sincera

Sul viale, rincasando, sul tardi, la giornata al termine. Scampati dalla rampa della stazione del metro, che è buio e t'inghiotte e ne esci come un miracolo. Che scende come un budello nelle viscere della terra. Chiacchiere di femmina in carriera. Incedere accondiscendente di uomo abbracciato e rassegnato alla sua 24ore.
Lei: «No beh, ora, parlando sinceramente...» 
Lui: «Come "Ora"? E finora? E' un'ora che mi sfondi lo scroto con le tue stronzate e adesso mi dici "parlando sinceramente" solo ora? E chi mi rende tutto il tempo perso, e che me ne faccio allora di tutto il tuo fumo venduto in un'ora, in questa maledetta ora d'ascolto gratuito e frustrato, bastarda!». La colpisce, e la colpisce, e la colpisce, e la colpisce, e la colpisce, e la colpisce, e la colpisce, e la colpisce... e il viale è ormai tonalità notte, la tonalità per rincasare, sul tardi.
Non sottovalutiamo la pregnanza mortifera dei modi di dire.